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POPOL VUH - Antonin Artaud e il Libro del Consiglio dei Maya

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view post Posted on 5/12/2009, 00:44 Quote
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Olimpo

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POPOL VUH - Il libro del consiglio dei Maya


ANTONIN ARTAUD



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"Se sono poeta o attore non lo sono per scrivere o declamare poesie, ma per viverle. Quando recito una poesia non è per essere applaudito, ma per sentire corpi d'uomini e di donne, dico corpi, tremare e volgersi all'unisono con il mio".
(Antonin Artaud)

Biografia
Vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Antonin_Artaud

Una piccola introduzione prima di parlare del libro sacro messicano che studiò e che lo colpì profondamente, il POPOL-VUH
Artaud poeta

Il mondo è stato crudele con Antonin Artaud. Lo è sempre con gli spiriti troppo sensibili.
In perenne lotta contro gli altri (dalla polemica contro i surrealisti, movimento di cui lui aveva fatto parte, in maniera più genuina di chiunque altro, al suo arresto per vagabondaggio ed alle allucinanti cure in ospedale psichiatrico con le aberranti torture dell'elettroshock) e contro se stesso (che cos'è d'altronde Révolte contre la poésie - suo scritto - se non una negazione di se stesso?) il visionario poeta-attore marsigliese ha rappresentato una figura unica ed assoluta nel panorama della letteratura.

Sopra un poeta morto

La sua anima di poeta ahimé era partita
Tra i suoni musicali e gotici di una sera
E meravigliosamente tra le sartie nere
Il sole inclinava la sua carena ingiallita.

Allora ero venuto nella mia malinconia
A vedere la spoglia di quest'uomo divino
A vedere la bellezza dove si forma come un repositorio
Il pensiero sublime scintillante e fiorito.

Gli organi del mare facevano un rumore di folla
Le funi rantolavano con un rumore d'onda
Tra le fiamme d'oro di ceri che piangevano.

E voci s'innalzavano dal velluto e dall'oro
Del grande vascello che processioni adornavano
Ai suoni dolcissimi emessi dai flauti della morte.

I germi dell'eccentricità del poeta sono evidenti: basti pensare all'appropriazione di The Haunted Palace di Poe, tradotto liberamente e rielaborato dal poeta, che lo sentiva vicino emotivamente.
Tric Trac Del Cielo è lo spartiacque tra l'influenza del decadentismo ed il suo successivo surrealismo.
E giungiamo così alle Poesie (1924-1935) in cui i germi che minavano le impalcature classiche delle poesie precedenti trovano fertile terreno su cui germogliare.

Antonin Artaud diviene l'esponente più sincero e genuino del surrealismo, distanziandosi dal manierismo e dalle forzature schematiche di certi suoi contemporanei. La collaborazione con Breton e gli esponenti del movimento durò dal 1924 al 1926, quando Artaud venne messo alla berlina per il suo atteggiamento renitente nei confronti della rivoluzione comunista e del dogmatismo ideologico del gruppo.
La magia interesserà il poeta lungo il corso della sua vita, e sarà al pari della poesia e della religione negata e rigettata, in quanto cercata come strumento di redenzione, ed incapace di mantenere le promesse vagheggiate.
Sintesi delle molteplici suggestioni e significati diviene la figura della mummia, protagonista dei due testi La mummia appesa ed Invocazione alla mummia, e ripresa nel brano Corrispondenza con la mummia incluso nei Testi Surrealisti.

Invocazione alla mummia

Queste narici di pelle e d'ossa
dove iniziano le tenebre
dell'assoluto e il dipinto di queste labbra
che tu chiudi come un tendaggio

E quest'oro che ti scivola in sogno
spogliandoti la vita delle ossa
e i fiori di questo sguardo finto
da cui raggiungi la luce

Mummia le mani affusolate
ti rivoltano i visceri,
queste mani in cui l'ombra spaventosa
prende figura d'uccello

Tutto ciò di cui s'adorna la morte
come per un rito vago,
queste chiacchiere d'ombra e l'oro
in cui nuotano i tuoi neri visceri

E' là che ti raggiungo,
lungo la strada calcinata di vene
e il tuo oro è come le mie pene,
peggiore testimone e più sicuro.

La figura della mummia diviene il simbolo della condizione dell'uomo moderno, in stato di morte apparente, tramite tra il mondo temporale l'eternità spirituale.
Figura limite nella quale trasfigurerà lo stesso poeta in Artaud Le Momo (da 'Momo'che in Marsigliese significa pazzo, ma in spagnolo 'maschera', e ancora simile a 'momie' (mummia) e a Momos, divinità greca dello scherno), quando, dopo aver subito anni di internamento ed elettroshock, cercherà di stravolgere la poesia e qualsiasi regola letteraria e del linguaggio attraverso gli 'esorcismi' e le 'glossolalie', disperato tentativo di esprimere qualcosa d'inesprimibile con il linguaggio: il dolore e l'umiliazione

Testo tratto da www.ilcancello.com/recensioni%20poe...toninartaud.htm

Artaud commediografo, attore, regista teatrale

Nell’idea di un mondo malato, il teatro diventa di conseguenza strumento di guarigione possibile solo grazie a trattamenti d’urto.


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Figura dominante dell’avanguardia teatrale francese, dopo lunghi periodi in case di cura, nel 1920 si stabilì a Parigi, dove fu attore di teatro e cinema: di rilievo la sua interpretazione del monaco Massieu nel film “La passione di Giovanna d’Arco” di Carl Theodor Dreyer, che proprio con questa pellicola si consacrò regista di fama internazionale, facendo nell’occasione un uso ardito ed insolito del primo piano. Fu in quel periodo che Artaud decise di partecipare al surrealismo, ma subito si allontanò polemicamente da questo movimento per fondare insieme con Roger Vitrac e Robert Aron il Theatre Alfred Jarry, che venne inaugurato nel 1927 con la sua pochade “Il ventre bruciato o la madre folle”. Un’esperienza di gestione di una sala teatrale destinata a concludersi dopo due intense stagioni di rappresentazioni: furono messi in scena testi di Gor’kij, Strindberg, Paul Claudel.

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Tra il 1931 e il 1936 Artaud elaborò la propria teoria de “il teatro della crudeltà” in numerosi articoli e saggi, che poi confluirono nel volume "Il teatro e il suo doppio" (edito nel 1938), in cui l’autore giunse a sottolineare quanto il teatro occidentale fosse limitato a certe esperienze umane in relazione ad alcune problematiche psicologiche individuali e a tematiche sociali proprie di alcuni nuclei. "Il teatro della crudeltà” si pone alla ricerca di un mondo non contaminato dalla cultura occidentale: notevole è l’influenza esercitata su Artaud dal teatro balinese, che durante l’esposizione coloniale del 1931 lo scrittore aveva potuto conoscere bene. Lo scopo ultimo è generare nel pubblico un’esperienza simile a quella religiosa, durante la quale si possa arrivare ad essere in comunione con tutti e nel contempo purificarsi da quei sentimenti “bestiali”, quale l’odio, attraverso la manifestazione indotta degli stessi. Nell’idea di un mondo malato, il teatro diventa di conseguenza strumento di guarigione possibile solo grazie a trattamenti d’urto. Abbandonando la parte razionale dell’uomo bisognava lavorare sui sensi e per raggiungere il fine ultimo si doveva in qualche modo costringere lo spettatore a guardarsi dentro. Una “crudeltà” chiaramente interiore, nulla di fisico: egli mirava a toccare l’istinto, stimolando l’attore ad immergersi fino alle radici del proprio io e il pubblico astante a partecipare completamente da un punto di vista emotivo, in modo tale che, terminato lo spettacolo, stravolto e purgato, si allontanasse trasformato spiritualmente.

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Abbandonando l’idea dell’edificio-teatro tradizionale, egli proponeva di far svolgere l’azione all’interno di spazi industriali in disuso o in hangar, in modo da circondare e coinvolgere totalmente gli spettatori: arrivò anche a dotarli di sedie girevoli, che portassero a seguire l’azione a 360 gradi e in ogni direzione e luogo, senza usare alcuna scenografia. Sia per le sonorità, sia per le luci, Artaud cercò effetti inauditi per l’epoca: preferiva fasci di luce variabili nei cromatismi, suoni stridenti acuti, dissonanti nelle varie tonalità. In fondo, questi costituivano anche dei mezzi per scuotere gli spettatori, per giungere immediatamente ai loro sensi. Tentativo di realizzare il suo ideale nel teatro fu il testo "I Cenci", in cui impiegò un congegno elettrico per poter far alzare e abbassare il volume a suo piacimento, creando, con la voce umana distorta, suoni inarticolati, guaiti, poiché voleva attuare dissonanze e modulazioni.


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Per comprendere bene il lavoro complessivo di Artaud, occorre partire dal fatto che lo scrittore orientò la propria ricerca artistica come inscindibile dall’esperienza esistenziale. Fino a teorizzare la costruzione di forme teatrali capaci di utilizzare un linguaggio accessibile anche agli analfabeti, mentre l’ignoranza veniva intesa positivamente quale sapere vissuto dalla carne e conoscenza condivisa fra tutti gli esseri umani. In quest’ottica, l’arte assume il dovere sociale di dare sfogo alle angosce della propria epoca e l’artista si trasforma in un capro espiatorio salvifico, su cui far ricadere la collera dei contemporanei.
Franco Manzoni
www.leadershipmedica.com/sommari/20...ro/articolo.htm

Antonin Artaud ebbe grande influenza anche nel teatro d’avanguardia di Carmelo Bene

http://it.wikipedia.org/wiki/Carmelo_Bene
www.cinemedioevo.net/Film2/bene.htm

Nei prossimi post Artaud e il Popol Vuh

Edited by tarn - 27/3/2011, 23:18

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Antonin Artaud,
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Popol Vuh,
Tarahumara
 
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Olimpo

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ARTAUD E IL POPOL VUH

I tarahumara (http://it.wikipedia.org/wiki/Tarahumara)

Tarahumara: Pillars of the World



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Antonin Artaud dai Tarahumara
a cura di Lucrezia Cippitelli

Una chiave di lettura fondamentale per avvicinarsi al Messico è l'esperienza messicana di Antonin Artaud, di cui ci sono rimaste numerose testimonianze scritte: le lettere al suo amico Jean Paulhan, gli articoli pubblicati durante la permanenza nel paese comparsi sui giornali messicani, la cronaca del viaggio nella Sierra degli indios Tarahumara. Viene toccata la questione di fondo che lo spinge ad allontanarsi dall'Europa: la sua sfiducia nei confronti della cultura e della civiltà europea e nella possibilità di cambiarla. La sua testimonianza si inserisce nel filone della letteratura di derivazione più propriamente etnografica ed antropologica, che si sviluppa in Francia tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta. Un cambio di prospettiva, che pone la testimonianza di Artaud ad un livello maggiore di coerenza scientifica rispetto ai racconti di viaggio della fine del secolo scorso, avvicinandolo di più agli studi antropologici e sociali che si affermeranno qualche anno dopo.
Per alcuni mesi Artaud vive a Città del Messico tenendo le sue conferenze all'università e scrivendo articoli che vengono pubblicati sui maggiori quotidiani messicani. Tutti questi scritti, secondo la sua volontà, dovevano essere raccolti e pubblicati in Francia con il titolo “Messages Révolutionnaires”; sono invece giunti in Europa grazie alla raccolta pubblicata in Messico nel 1962 tradotta dallo spagnolo e pubblicata in Francia nel 1971. I temi proposti dalle conferenze e dagli articoli riguardano sostanzialmente il confronto tra la cultura europea e quella messicana, ma alcuni argomenti ricorrenti sono il filo conduttore di tutta la riflessione. In primo luogo il totale coinvolgimento con la vera cultura messicana, che secondo Artaud è quella pre colombiana, alla quale l'occidente dovrebbe rifarsi visto il suo fallimento. La critica di Artaud alla cultura da cui proviene è totale e radicale: non basta cambiare le basi economiche e sociali per sanare una società malata, ma bisogna trasformare l'uomo. Aztechi, Toltechi, Maya, sono i custodi di questa tradizione e la loro cultura è patrimonio per l'umanità; Artaud li chiama la Razza Rossa e parla della loro Cultura Rossa come il sole e come la terra in cui vivono e non come la rivoluzione messicana che avrebbe preferito più indianista e meno marxista.


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La riscoperta delle tradizioni e della cultura delle civiltà pre colombiane è stata, come è stato accennato e come si vedrà in seguito, la conquista più importante degli intellettuali messicani d'inizio secolo; Artaud riconosce che solo pochi tra questi ci sono riusciti pienamente. A questo proposito parla dello scultore Ortiz Monasterio e della pittrice Maria Izquierdo.
Dopo alcuni mesi di soggiorno a Città del Messico Artaud si allontana dalla città e prosegue la sua ricerca nella sierra dei Tarahumara, situata nel Chihuahua, la regione desertica centro settentrionale del Messico. I testi che ricostruiscono l'esperienza dagli indios Tarahumara, sono stati scritti nell'arco cronologico di circa dodici anni; pochi risalgono al periodo passato in Messico. La maggior parte sono racconti ed interpretazioni postume, scritte durante il periodo di internamento nell'ospedale psichiatrico di Rodez. La ricostruzione di questo periodo è talmente incerta e frammentaria che si è avanzata l'ipotesi che Artaud non abbia mai messo piede nella Sierra, tenuto conto soprattutto delle difficoltà per arrivarci, e che l'intero racconto fosse un sogno del poeta. Tralasciando quest'ipotesi, in questa sede è più importante capire quale sia stato il senso di quell'esperienza. La risposta è, forse, nel testo "Le rite des rois d'Atlantide" in cui viene descritto un rito sacrificale a cui l'autore assiste dopo il lungo viaggio fatto da Città del Messico ed il sofferto periodo di disintossicazione dall'oppio necessario per prepararsi al peyote. Ricordando che nel Crizia, Platone descrive un rito molto simile a questo, Artaud giunge ad ipotizzare che esiste un sostrato culturale comune a tutte le civiltà, anche lontane nello spazio e nel tempo, tesi che del resto ha ampiamente ribadito nei suoi Messages. L'esistenza di questa " sorgente favolosa e preistorica " comune a tutti gli uomini è ciò che Artaud stava cercando nel suo allontanamento dall'Occidente. Ciò di cui il mondo moderno ha bisogno per colmare la perdita della dimensione spirituale e magica, perdita dovuta al progresso ed alla volontà della civiltà contemporanea di ancorarsi strettamente alla vita fisica e materiale. Il viaggio di Artaud si esprime dunque come ricerca, in cui si risolvono le riflessioni condotte negli anni precedenti sull'uomo e sulla società; il Messico rappresenta il solo luogo in cui questa ricerca può essere condotta. Gli indios rossi, i custodi del rito del ciguri (il peyote), la Razza Principe, come essi stessi si chiamavano, sono per Artaud l'ultimo tramite tra l'occidente e la natura; la sola possibilità di salvezza per la società europea degli anni Trenta che sembrava intenta all'autodistruzione.

Fonte www.luxflux.net/regio/america/artaud.htm
Vedi anche
www.kainos.it/numero8/ricerche/nudo_leveque.html

ARTAUD E IL POPOL VUH

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Antonin Artaud è stato molto colpito e influenzato da questo testo sacro degli antichi Maya.

Il Popol Vuh (“Libro della comunità”; Popol Wuj nella moderna trascrizione Quiché) è una raccolta di miti e leggende dei vari gruppi etnici che abitarono la terra Quiché (K’iche’), uno dei regni Maya in Guatemala. Il libro inizia con il mito della creazione Maya seguito dalle storie dei due eroi gemelli Hunahpu (Junajpu) e Xbalanque (Xb’alanke), figure salienti della mitologia Maya. Il libro prosegue con i dettagli della fondazione e della storia del regno Quiché, in cui si cerca di mostrare come il potere della famiglia reale provenga dagli dei. Questo è l’inizio del mito della creazione:
“Questo è il racconto di come
tutto era sospeso,
tutto calmo,
in silenzio;
tutto immobile,
tranquillo,
e la distesa del cielo era vuota.”
fonte gianruggeromanzoni.wordpress.com/2009/01/


Il libro contiene le storie di undici tradizioni del popolo Maya Quiche


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1) la cosmogonia Quiche e le concordanze con quella dei Toltechi sulla creazione del mondo e degli esseri viventi così come le grandi catastrofi;
2) la leggenda delle divinità del male: Gukup Cakix e i suoi figli Zipacna e Capracan che hanno fatto emergere i vulcani:
3) le imprese leggendarie degli Ajup, nella terra dei Xibalba e le prime invasioni Tolteche in Guatemala;
4) la meravigliosa storia della principessa lxquic, madre di Junajup e lxbalamqué nati entrambi misteriosamente, i loro nomi sono diventati poi i simboli delle due razze rivali in competizione per il possesso del paese;
5) i progressi compiuti da questi due fratelli e il loro viaggio verso Xibalba regione piena di insidie e pericoli;
6) la risurrezione di Junajup e la sua vittoria su Dnaléar, Il Signore di Xibalba;
7) l'apparizione dei capi delle famiglie famose Maya: Quitze Balam, Balam AKAP, e Majucutaj Iqui Balam, le loro peregrinazioni sulle rive del Usumacinta, le loro lotte contro la natura e gli uomini;
8) e 9) la conquista del Monte Jacaguitz dove è stato inaugurato il culto del sole e la bella leggenda di Ixtaj e Ixpuch, le due belle ragazze che hanno tentato di sedurre i nuovi dèi.
10) e 11) le tradizioni legate al viaggio dei capi Maya in Oriente e la storia del popolo Quiche fino alla conquista e alla distruzione ordinata dall' inesorabile Pedro de Alvarado

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Come la Bibbia (o Torah), il libro sacro descrive la creazione del mondo. Come l'Antico Testamento parla di un paradiso perduto e della consapevolezza che l'umanità ne sia stata esclusa. Anche lui, come la Bibbia (o Torah), descrive la storia molto particolare di una grande catastrofe, simile a quella del diluvio, che si sarebbe verificato sulla Terra al tempo degli antichi Maya. Infine, come il Libro dei Morti e i Testi delle Piramidi dell'antico Egitto, spiega la reincarnazione dei morti e la trasformazione in stelle.

Popol Vuh è un documento molto importante, sia storico che letterario e religioso. Esso può essere considerato la Bibbia dei Maya-Quiché, un gruppo etnico vissuto tra Guatemala, Messico meridionale e Yucatan. Prima di Colombo, questo popolo era tra i più civilizzati del Nuovo Mondo. Popol Vuh è quindi un vera ancora di salvezza gettata nel mare della storia da uno studioso sconosciuto.
Come la Torah, il Popol Vuh racconta la Creazione del mondo. Le due storie sono incredibilmente simili nella descrizione della "formazione" della Terra. Quella del Popol Vuh sembra più poetica di quella della Torah. In entrambi i casi, i testi parlano di un "gruppo di creatori" piuttosto che di un unico Creatore: gli Elohim nella Torah, e i Creatori, il Creatore,Tepeu, e Gucumatz nel Popol Vuh.

Taduzione by 2formulauno
Fonte: www.cirac.org/infos-fr/popolvuh.htm

Prossimamente una correlazione più approfondita tra i due testi, la Bibbia e il Popol Vuh.. :)

Edited by tarn - 27/3/2011, 23:15
 
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